Monsuffietto e il monte Calmia

Monsuffietto è un panoramico alpeggio che si trova tra la val Gallenca e la valle Orco. A due passi dalle baite si trova il "bosco dei cerri": si tratta di un albero raro in Piemonte, che qui raggiunge la sua massima quota nelle Alpi occidentali. Al ritorno volendo si può compiere un anello aggiungendo alla gita la salita all’appartato e boscoso monte Calmia.


Lunghezza [Km]: 11
Dislivello [metri]: 600
Tempo di Salita [ore]: 01:40
Tempo Totale [ore]: 03:30
Difficoltà   Escursionisti
Punto di Partenza: Giaudrone (Cuorgnè)
Latitudine : 45.39459356
Longitudine: 7.62822287
Punto di Arrivo: Giaudrone (Cuorgnè)
Latitudine : 45.39458265
Longitudine: 7.62821474

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Il bivio a quota 675 Le ricciute ghiande del cerro Monsuffietto e la Quinseina Vista sul monte Calmia

Salendo verso Monsuffietto

Il luogo migliore per posteggiare è uno spiazzo che si incontra sulla destra della strada asfaltata che sale a Giaudrone, poche centinaia di metri prima del centro della frazione.

Dallo spiazzo si imbocca una stradina asfaltata (cartello per il sentiero 406) che sale a una casa e poco più sopra a un pilone votivo, che ha a fianco un panoramico tavolo da picnic e un’amaca stesa tra due tronchi verniciati di rosso. Si prosegue per il sentiero segnalato, che entra tra gli alberi transitando poco a sinistra del crinale valle Orco / val Gallenca e raggiunge un bivio in corrispondenza di un pilone votivo (675 m). Tralasciando per il momento il sentiero di destra (ci servirà al ritorno) si procede sempre a sinistra del crinale in una zona dove il bosco di latifoglie si sta riprendendo dopo gli incendi degli anni scorsi. Interessante è notare che, mentre le betulle sembrano aver subito pochi danni, i castagni sono spesso rimasti in piedi ma sono ormai completamente scortecciati nella parte alta della pianta. Il sentiero è piuttosto ripido fino ai 950 metri di quota, dove si allarga e per un tratto diventa pianeggiante. L’ambiente si fa più aperto e si vedono bene le Rocche di San Martino e la testata della val Gallenca. Passando tra betulle quasi in purezza con una salita più graduale si guadagna poi il crinale, in corrispondenza di un’area picnic. Poco lontano dai rustici tavoli in legno della piccola area attrezzata si trova un crocicchio: lasciandosi a destra la stradina che scende verso Nero si procede a sinistra per lo sterrato, abbandonandolo subito dopo per il sentiero di crinale sul quale prosegue l’itinerario 406. Il sentiero serpeggia tra faggi, betulle e affioramenti rocciosi fino all’ampia radura di Monsuffietto e ne raggiunge le baite centrali (palina, 1150 m, 1.40 ore). Poco a monte degli edifici si trovano una fontana e una tabella illustrativa che spiega le particolarità del “bosco di cerri”, un gruppo di una quarantina di alberi di questa specie che crescono sul pendio esposto verso la val Gallenca. Il più grande di questi alberi è davvero imponente.

Per completare l’anello, dalla palina che indica Monsuffietto si attraversa in orizzontale il bel prato per un sentierino che passa a fianco di un paio di grandi alberi ed entra poi in un bosco di betulle sul lato valle Orco. L’itinerario è marcato da vecchie bande di vernice bianco/rosse e, dopo aver superato un ruscello, raggiunge il pendio prativo che sovrasta la frazione Nero. Si scende ora verso il paesino per una traccia nell’erba quasi per la massima pendenza, raggiungendo poi una pista inerbita che sbuca sull’asfalto nei pressi di un piccolo parco-giochi per bimbi (970 m circa, 0.20 ore).

Chi desidera raggiungere anche la cima del monte Calmia potrà attraversare la strada e imboccare una diramazione asfaltata e, tralasciando una deviazione sulla destra, arrivare alla località “Parco”, dove si trovano alcune caratteristiche casette per vacanze e termina la strada. A monte degli edifici si imbocca un sentiero che entra nel bosco ma, dopo un po’, tende a poggiare a destra e a perdersi. La cima, segnalata da un ometto di pietrame, può essere raggiunta senza percorso obbligato salendo tra gli alberi; il panorama è però quasi nullo, visto che il bosco ricopre completamente la montagna (1060 m, 0.45 ore a/r).

Ridiscesi alla strada principale si gira ora a sinistra e si arriva in breve ad un grosso piazzale, dove si imbocca verso destra un viottolo cementato in discesa (cartelli in legno per Monsuffietto). Molto rapidamente si raggiunge un bivio, dove ci si tiene a sinistra su uno sterrato che continua a scendere nel bosco. Il viottolo, fiancheggiato da una vecchio sentiero ormai del tutto impraticabile, dopo alcuni tornanti passa a fianco delle malandate case di Turale. Raggiunto un bivio in corrispondenza di un pilone votivo si procede dritti; il bosco nel quale prima prevalevano i castagni diventa ora una bella faggeta e, ad un nuovo bivio, si abbandona la stradina principale per un sentiero che prosegue dritto e in lieve discesa. In breve si raggiunge il crinale e il bivio a quota 675  che avevamo incontrato salendo, dal quale per la via dell’andata senza troppa fatica si riguadagna il punto di partenza (0.45 ore).

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